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19 Settembre 2020

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San Marino Rimini. La Fondazione del Meeting tratta coi giudici

Il caso Meeting, che già sta avendo risvolti politici anche nella Repubblica di San Marino, ha imboccato un binario meno accidentato. 

Il Resto del Carlino: Il caso Meeting. Pronti ad aprire un libretto con 310mila euro / Per togliere i sigilli ai conti correnti
gli indagati ‘offrono’ soldi al pm / La procura.
La proposta è stata fatta in attesa
del termine dell’inchiesta
e il magistrato potrebbe accettarla

 Una proposta  al pubblico ministero
per dissequestrare Fondazione
Meeting e conti correnti. E’ quella
avanzata dagli indagati al pubblico ministero
e consisterebbe nel versare su
un conto corrente la cifra ‘incriminata’,
310mila euro, per ottenere in cambio
di vedere revocati i sigilli alla palazzina
di via Flaminia e ai conti bancari,
congelati dalla Guardia di finanza. Il
pm avrebbe dato parere favorevole, e se
tutto va liscio il dissequestro potrebbe
avvenire a stretto giro di posta.
UNA vera doccia fredda, quella caduta
la settimana scorsa sulla Fondazione,
quando le Fiamme Gialle erano andate
a sequestrare non solo la villetta che ne
ospita la sede, ma anche i soldi dei tre
finiti sul registro degli indagati. Il direttore
generale, Sandro Ricci, il direttore
amministrativo, Roberto Gambuti e il
commercialista, Massimo Conti, accusati
di truffa aggravata per il conseguimento
di erogazioni pubbliche. L’accusa,
decisamente‘imbarazzante’, era
quella di avere infatti ottenuto indebitamente
310mila euro di contributi, taroccando
il bilancio. A dare i soldi alla
Fondazione erano stati la Regione Emilia
Romagna, l’Agenzia Marketing turistico
della riviera di Rimini, la Camera
di Commercio e il ministero dei Beni
Culturali. Secondo la ricostruzione fatta
dagli investigatori della Finanza, avevano
fatto risultare i bilanci in passivo
quando non lo erano, proprio per ottenere
l’erogazione. Il sistema, per gli inquirenti,
era consistito nell’utilizzare
una società deputata alla raccoltà di
pubblicità controllata dalla Fondazione,
a cui venivano attribuiti, a seconda
degli anni, quote percentuali variabili
di introiti pubblicitari, in modo da ridimensionare
i ricavi e ottenere una perdita
di bilancio.
(…)
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